Città di SAN MARINO
Dall'alto
dei suoi 765 metri s.l.m., la città di San Marino domina il piccolo stato omonimo e tutta
la Valmarecchia fino al mare. Lo sperone roccioso, dove si ergono le tre torri dello
stemma sammarinese (Guaita, Cesta e Montale), già in lontananza appare inaccessibile e
spiega in parte come questo piccolo stato non sia stato oggetto di conquista. Ma c'è di
più, la leggenda (o storia?) delle sue origini.
Corre l'anno 257 d.c. quando l'imperatore Diocleziano ordina la ricostruzione delle
mura di Rimini, distrutte da Demonstene, re dei Liburni. Tra i tagliatori di pietra e
incisori chiamati da tutta Europa, due, giunti dalla Dalmazia, sono destinati a rimanere
nella memoria di molti : Marino e Leo.
Timorati di Dio e pieni di carità, contribuiscono a diffondere la fede cristiana fino al
momento del loro ritiro, Leo nel Montefeltro e Marino sul monte Titano. Del periodo
trascorso sul monte Titano da Marino si raccontano grandi prodigi, come la guarigione di
una donna indemoniata o l'addomesticamento di un orso. Il momento più importante però è
l'incontro con Verissimo e la madre di lui, Felicissima, proprietari del monte. Verissimo
contesta la residenza di Marino nelle sue terre, ma la provvidenza non abbandona
quest'ultimo, facendo sì che Verissimo rimanga paralizzato. La madre disperata supplica
l'aiuto di Marino, che non si fa attendere e guarisce il paralitico. Il gesto conquista la
fede dei due, che si convertono al cristianesimo e come ringraziamento danno in dono il
monte Titano a Marino e alla sua discendenza.
Marino continua la sua vita di preghiera e ritiro e, il 3 settembre di un anno
sconosciuto, muore. Tale giorno viene solennemente ricordato nella Repubblica.
Questo è in sintesi ciò che è scritto nell'agiografia del XII secolo del Santo Marino. Quanto ci sia di vero è difficile a dirsi, per certo si sa che Demonstene, re dei Liburni, non è mai esistito e che se Diocleziano ha fatto ricostruire le mura di Rimini non l'ha fatto nel 257. Studi approfonditi fanno risalire la vita di San Marino in un periodo compreso tra il 500 ed il 700. E' anche probabile che l'agiografia sia stata, almeno in parte, contraffatta per tutelare il patrimonio territoriale del monastero di S. Marino dai tentativi di rivendicazione del vescovo di Rimini all'epoca del placito feretrano. Qualunque sia la verità, la leggenda è di certo l'espressione della forte volontà di indipendenza degli abitanti del monte Titano e suggella l'immagine suggestiva di "antica terra della libertà".
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